Il Torrone di Benevento è uno dei dolci più antichi e riconoscibili del Sannio. Miele, albume d’uovo, mandorle o nocciole sono alla base di una tradizione che nel Beneventano ha dato origine nel tempo a torroni bianchi, friabili, morbidi, ricoperti di cioccolato e a specialità locali diventate famose ben oltre i confini provinciali.
La sua storia è profondamente legata a Benevento e ai prodotti tipici del Sannio. Oggi il Torrone di Benevento è riconosciuto come Prodotto Agroalimentare Tradizionale della Campania (PAT): non possiede quindi una certificazione IGP, come talvolta viene erroneamente indicato.
Una tradizione che arriva da lontano
Il legame tra il Sannio e i dolci ottenuti con miele e frutta secca ha radici molto antiche. La Regione Campania ricorda come già in epoca romana fosse conosciuta la cupedia, citata nelle fonti latine e considerata una specialità del territorio sannita. Da questo termine deriverebbe anche il nome popolare cupetari, utilizzato per indicare i venditori di torrone.
La parola “torrone” viene invece tradizionalmente collegata al latino torreo, cioè abbrustolire, con riferimento alla tostatura di mandorle e nocciole. Nel corso dei secoli la preparazione si è radicata soprattutto a Benevento e in diversi centri della provincia, dove la produzione artigianale ha continuato a svilupparsi fino alla nascita di vere imprese dolciarie.
Il torrone non era necessariamente un dolce riservato alle tavole più ricche. Ingredienti semplici come miele, albume e frutta secca ne favorirono la diffusione anche nella cucina popolare, soprattutto durante le festività.
Come si prepara il Torrone di Benevento
La ricetta tradizionale parte da pochi ingredienti: miele, albume d’uovo, zucchero, mandorle o nocciole. La lavorazione richiede però tempo e precisione, perché la consistenza finale dipende dalla temperatura, dalla durata della cottura e dal rapporto tra i diversi ingredienti.
Il miele e lo zucchero vengono lavorati lentamente, mentre l’albume contribuisce a creare la tipica struttura chiara e friabile. Solo successivamente vengono incorporate mandorle o nocciole, generalmente tostate. Il composto viene poi steso, lasciato raffreddare e tagliato nelle forme desiderate.
La Regione Campania individua diverse interpretazioni tradizionali: torrone bianco alle mandorle, cupedia bianca alle nocciole, torrone bianco morbido alle mandorle e croccantino ricoperto di cioccolato. Pur nelle differenze, ricorrono alcune caratteristiche comuni: dolcezza, friabilità e forte presenza della frutta secca.
Torrone duro, friabile o morbido: cosa cambia
Non esiste quindi un solo Torrone di Benevento. La consistenza è una delle differenze più evidenti.
Il torrone friabile o duro viene sottoposto a una lavorazione che lascia evaporare una maggiore quantità di umidità e presenta una struttura più asciutta e croccante. Quello morbido o tenero conserva invece una maggiore elasticità e risulta più facile da mordere.
Cambiano anche gli ingredienti: alle versioni classiche con mandorle e nocciole si sono aggiunti nel tempo cioccolato, caffè, agrumi, pistacchio e aromi differenti. Alcune aziende hanno sviluppato specialità nelle quali il torrone incontra anche il Liquore Strega, altro prodotto simbolo di Benevento.
Nello shop ufficiale Strega Alberti, ad esempio, sono presenti versioni classiche alla mandorla, torroni teneri e il Torrone Strega aromatizzato con il celebre liquore beneventano.
Il Croccantino di San Marco dei Cavoti
All’interno della tradizione sannita merita un discorso a parte il Torrone Croccantino di San Marco dei Cavoti, anch’esso riconosciuto tra i prodotti tradizionali campani.
È una specialità legata al piccolo comune del Fortore e si distingue per la consistenza molto croccante e la copertura di cioccolato fondente. Nella lavorazione tradizionale miele e zucchero vengono riscaldati nella torroniera; successivamente vengono aggiunti albume, zucchero a velo, vaniglia e mandorle precedentemente scaldate. Una volta raffreddato, il torrone viene tagliato e ricoperto di cioccolato.
San Marco dei Cavoti ha costruito intorno al croccantino una parte importante della propria identità gastronomica. Non va però confuso con il Torrone di Benevento in senso generale: è una specialità specifica del territorio di San Marco, con caratteristiche proprie.
I produttori storici del torrone beneventano
La tradizione non è rimasta confinata alle lavorazioni domestiche. Nel Beneventano sono nate aziende che hanno contribuito a trasformare il torrone in uno dei prodotti dolciari più riconoscibili della provincia.
Le Fabbriche Riunite Torrone di Benevento dichiarano una storia produttiva iniziata nel 1908 e continuano ancora oggi a proporre torroni classici, croccantini e specialità dolciarie.
Un altro nome inevitabile è Strega Alberti Benevento. L’azienda nacque a Benevento nel 1860 intorno alla produzione del Liquore Strega; nel secondo dopoguerra fu avviata anche l’Industria Dolciaria Alberti, dedicata alla produzione di cioccolato e torrone.
A queste realtà si aggiungono numerosi laboratori e torronifici della provincia, soprattutto tra Benevento, San Marco dei Cavoti, Santa Croce del Sannio, Montefalcone di Val Fortore e altri centri del Sannio.
Quanto costa il Torrone di Benevento
Il prezzo dipende molto dalla quantità di frutta secca, dalla lavorazione, dalla copertura, dalla confezione e dal produttore. I valori rilevati nel 2026 mostrano differenze significative tra prodotto industriale, artigianale e confezioni regalo.
Nello shop ufficiale di Strega Alberti, le confezioni da 150 grammi di torrone classico o tenero sono proposte a 6,50 euro, mentre quelle da 250 grammi arrivano a 9 euro.
Le Fabbriche Riunite Torrone di Benevento propongono invece torroni artigianali classici in una fascia compresa tra 14 e 28 euro, mentre un Croccantino di Benevento da 300 grammi è indicato a 15,50 euro.
In termini generali, una confezione di torrone beneventano può quindi partire da pochi euro per i piccoli formati e superare 40-50 euro al chilogrammo nelle produzioni artigianali più ricche di mandorle o nocciole e nelle confezioni speciali.
I prezzi sono indicativi e possono cambiare soprattutto nel periodo natalizio, in base al produttore, al formato e al canale di vendita.
Quando si mangia e come abbinarlo
Il torrone è legato soprattutto al Natale, quando diventa uno dei dolci più presenti sulle tavole del Sannio e più in generale della Campania. Non è però raro trovarlo durante tutto l’anno nei negozi specializzati e nei laboratori delle aziende produttrici.
Le versioni classiche si accompagnano bene a vini passiti, spumanti dolci e liquori. Le interpretazioni ricoperte di cioccolato possono essere servite anche con caffè o distillati, mentre i torroni aromatizzati al Liquore Strega trovano naturalmente un abbinamento con lo stesso liquore.
Per conservarlo è preferibile tenerlo in un luogo fresco e asciutto, lontano da fonti di calore e umidità. Dopo l’apertura, una confezione ben richiusa evita che il prodotto perda troppo rapidamente friabilità e profumo.
Festa del Torrone e del Croccantino
La manifestazione più conosciuta legata alla tradizione dolciaria sannita si svolge a San Marco dei Cavoti, dove ogni dicembre viene organizzata la Festa del Torrone e del Croccantino.
L’evento riunisce produttori, degustazioni, visite e appuntamenti dedicati al paese e alle sue specialità. Al momento della verifica, nell’agosto 2026, il sito ufficiale riporta ancora il programma 2025 e non ha pubblicato il calendario definitivo dell’edizione 2026 ma la data dovrebbe essere quella del 5–9 dicembre.
Domande frequenti sul Torrone di Benevento
Il Torrone di Benevento è IGP?
No. Il Torrone di Benevento è un Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT) della Campania ed è presente nell’elenco nazionale dei prodotti tradizionali. Non possiede attualmente una registrazione IGP.
Qual è la differenza tra Torrone di Benevento e Croccantino di San Marco dei Cavoti?
Il Torrone di Benevento identifica una tradizione dolciaria più ampia, con versioni bianche, morbide, friabili e ricoperte. Il Croccantino di San Marco dei Cavoti è invece una specialità specifica del paese del Fortore, caratterizzata dalla consistenza molto croccante e dalla copertura di cioccolato fondente.
Meglio torrone duro o morbido?
Dipende dal gusto personale. Il torrone duro o friabile presenta una struttura più asciutta e croccante; quello morbido conserva maggiore elasticità e risulta più semplice da mordere. La quantità di miele, albume e frutta secca e i tempi di lavorazione incidono sulla consistenza finale.
Perché il torrone di Benevento viene chiamato anche cupedia?
La cupedia è un’antica preparazione a base di miele e frutta secca ricordata dalle fonti legate al Sannio. Il termine appartiene alla storia gastronomica del territorio e ha lasciato traccia anche nel nome tradizionale dei venditori di torrone, i cupetari.








