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I Prodotti IGP della Regione Campania: Indicazione Geografica Protetta

I Prodotti a Indicazione Geografica Protetta  Reg. CE 510/06 nella Regione Campania, noti con l’acronimo IGP, sono quei prodotti agricoli e alimentari che per  qualità, reputazione o altra caratteristica dipendono dall’origine geografica, e la cui produzione, trasformazione e/o elaborazione avviene in un’area geografica determinata.

Il marchio di origine viene attribuito dall’Unione Europea  a qui prodotti tipici che almeno per una fase del processo di lavorazione vengono prodotti in una particolare area.

Chi produce prodotti a marchio IGP deve attenersi alle rigide regole stabilite nel disciplinare di produzione. Il rispetto di tali regole è garantito da uno specifico organismo di controllo.

IGP Registrate dall’Unione Europea

 IGP in corso di registrazione presso la Unione Europea con Protezione Transitoria Nazionale

 IGP in fase di istruttoria ministeriale

I prodotti tipici della provincia di Napoli.

Il piacere di stare a tavola è uno dei punti di forza dell’immagine della città di Napoli nel mondo.

Tale clichè è il frutto di una vasta letteratura, che affonda i suoi colpi nella poesia come nel cinema, che esalta il carattere di una terra e dei suoi abitanti attraverso la ricchezza dei suoi sapori.

Due esempi su tutti: pizza e caffè ormai considerati quasi due sinonimi della città partenopea.

Ma le ricette della tradizione culinaria napoletana devono il loro successo alla bontà delle materie prime utilizzate.

La pizza Margherita non avrebbe mai avuto una diffusione… planetaria se non fosse stata realizzata con ingredienti unici, come la mozzarella campana, il pomodoro (al di là del San Marzano ottime sono anche le specie di Sorrento ed il tradizionale pomodorino del Piennolo del Vesuvio) e l’olio extravergine di oliva, del quale, nella Penisola Sorrentina, se ne produce una specie particolarmente saporita.

E che dire, poi, della pasta, che ha in Gragnano la sua patria ed il centro di una produzione che non ha eguali, per caratteristiche, metodi di lavoro e formati.

Tra i prodotti tipici della provincia di Napoli, una menzione a parte meritano il limone di Sorrento, la melannurca campana e l’albicocca vesuviana.

Il primo, in particolare, è l’ingrediente base di dolci squisiti (delizia al limone) e memorabili liquori (limoncello, crema di limoni).

A proposito di dolci, la provincia di Napoli ha nella sua pasticceria una ricca fonte di ispirazione per i palati più fini: babà, pastiera napoletana, roccocò, mostaccioli, struffoli solo per citare i più famosi.

Anche in campo enologico Napoli vanta una ricca tradizione.

Dagli omonimi vini delle isole del Golfo, Ischia Doc e Capri Doc, ai prestigiosi vini dell’area vesuviana, su tutti il Lacrima Christi Doc, fino al Penisola Sorrentina, con le sue sottozone Lettere e Gragnano.

Melannurca Campana IGP

E’ una delle varietà di mele più pregiate d’Italia. La Melannurca Campana , definita anche “mela annurca”, è anche una delle più apprezzate e viene prodotta in una vasta area della regione che abbraccia numerose zone di quasi tutte le province della regione.

E’ nota sin dall’antichità per le sue qualità medicamentose ed è un alimento che viene considerato benefico soprattutto per i bambini e per gli anziani.

Presenta una polpa fragrante e compatta, di colore chiaro con sfumature verdognole. La buccia è liscia ed il calibro modesto.

In Campania la melannurca, prodotto IGP,  continua la fase di arrossamento in appositi locali chiamati mielai che ne donano una particolare brillantezza facendo sì che si differenzi dalla melannurca generica.

E’ preferibile consumarla come frutta a fine pasto anche per le qualità digestive, ma può diventare un’ottima merenda o alimento da colazione.

Negli ultimi anni è più frequente l’uso per la produzione di distillati, e in alcuni casi di marmellate.

Non mancano sui mercati campani locali, succhi di melannurca ma l’uso privilegiato che se ne fa è per la guarnizione di crostate e dolci.

Pur rappresentando il 5% di tutta la produzione nazionale, la melannurca campana viene consumata per i due terzi della produzione nei confini regionali.