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Marrone di Roccadaspide IGP.

L’origine è irpina, l’evoluzione è salernitana. Il Marrone di Roccadaspide IGP è a tutti gli effetti, dunque, un prodotto tipico della Campania.

Proveniente dalle coltivazioni boscose delle montagne di Roccadaspide, in provincia di Salerno, è una varietà del marrone di Avellino ed, insieme alla castagna di Montella e di Serino, è considerato tra i migliori frutti italiani.

Il suo impiego principale nell’industria di trasformazione alimentare è come Marrons Glacés, ma lo si trova anche trasformato in cremose marmellate, imbottigliato nel rum e come crema.

Il suo calibro consente di arrostirlo facendolo diventare una gustosa caldarrosta.

Sui mercati viene venduto in sacchetti da 5 chili o commercializzato presso le industrie alimentari. E’ un frutto tipico dell’autunno campano e dell’entroterra appenninico.

Va abbinato rigorosamente a vino rosso quando gustato al naturale come caldarrosta. Ha un sapore particolarmente dolce quando è privo della buccia che si presenta molto sottile.

Viene apprezzato anche per la sua resa dopo la lavorazione

Suino Napoli IGP

Non è certo una delle Igp Campane più conosciute, anche se ha in corso di registrazione l’iter per ottenere la DOP, ma il Suino Napoli, è noto in tutta Italia, più per il prodotto principe derivante dalla lavorazione, il salame napoli.

Questo insaccato dal gusto deciso, preparato con grani di pepe intero misti a carne di suino macinato è un complemento ottimale per antipasti e alcune ricette della tradizione rustica napoletana, come il panino napoletano e le pizze rustiche del periodo pasquale.

Il salame napoletano, inoltre, ha trovato ospitalità in alcune pietanze classiche, come la pizza napoletana.

Squisito e sbrigativo l’uso con pane e panini, come companatico di merende veloci.

Obbligatorio l’accostamento al vino rosso campano, meglio se scelto tra quelli a spiccata vinosità

Vitellone Bianco, la Bistecca Campana.

Una bistecca alla Fiorentina tra i monti di Avellino e Benevento ? Certo che si ! Grazie alla indicazione geografica tipica del vitellone bianco dell’Appennino Centrale che identifica le carni bovine di razza chianina, marchigiana e romagnola di animali allevati nelle province di Avellino e Benevento.

L’Igp in questione è una carne che racchiude in se innumerevoli pregi: è a basso contenuto di colesterolo e dunque a pieno titolo elemento della dieta mediterranea, dal gusto pieno ma allo stesso tempo delicato e dalla possibilità di essere impiegata in numerose ricette.

E’ ovvio che il modo migliore per gustarla è nella classica variante alla brace con il metodo alla Fiorentina, che consiste nel far cuocere la carne, di pezzatura considerevole, minimo 800 grammi, 4/6 minuti per lato a distanza di circa 30 centimetri dai carboni ardenti ma senza fiamma, con un unico turno di “girata” del pezzo di carne. La cottura verrà resa omogenea dalle piccole filature di grasso che la carne presenta.

Va mangiata al sangue, cuocerla più del tempo previsto è un’offesa all’arte culinaria, in tal caso si consiglia di optare per un hamburger di terzo taglio.

Altri modi per gustare il vitellone bianco sono lo spezzatino e lo stufato mentre altre parti dell’animale si prestano per diventare la base di ragù o stracotti.

Va senza dire che con questa Igp, occorre far ricorso ad una doc come l’aglianico ma se volete sublimarvi non esitate a far respirare per dodici ore un Taurasi Docg per poi accompagnare una bistecca fumante.

In tal caso, forse la vostra tasca non sarà felice, ma il vostro palato vi ringrazierà.

I Prodotti IGP della Regione Campania: Indicazione Geografica Protetta

I Prodotti a Indicazione Geografica Protetta  Reg. CE 510/06 nella Regione Campania, noti con l’acronimo IGP, sono quei prodotti agricoli e alimentari che per  qualità, reputazione o altra caratteristica dipendono dall’origine geografica, e la cui produzione, trasformazione e/o elaborazione avviene in un’area geografica determinata.

Il marchio di origine viene attribuito dall’Unione Europea  a qui prodotti tipici che almeno per una fase del processo di lavorazione vengono prodotti in una particolare area.

Chi produce prodotti a marchio IGP deve attenersi alle rigide regole stabilite nel disciplinare di produzione. Il rispetto di tali regole è garantito da uno specifico organismo di controllo.

IGP Registrate dall’Unione Europea

 IGP in corso di registrazione presso la Unione Europea con Protezione Transitoria Nazionale

 IGP in fase di istruttoria ministeriale

Limone Costa d’Amalfi : Il nettare della costiera amalfitana.

Limone Costa d’Amalfi è un prodotto geografico protetto della regione Campania.[/caption]

Noto in tutto il mondo, così come la zona di provenienza, il Limone Costa d’Amalfi è una delle indicazioni geografiche protette della regione Campania.

Le sue qualità sono indiscusse e le sue caratteristiche ne fanno uno dei prodotti più apprezzati.

Ricco di vitamina C, come tutti gli agrumi, il limone della costiera amalfitana ha la peculiarità di non essere particolarmente acido e pertanto può essere gustato anche “assoluto”, sebbene il suo impiego in pasticceria e nella cucina campana sia molteplice e particolarmente gustoso.

Viene anche chiamato Sfusato Amalfitano, si presenta con buccia di medio spessore di colore giallo chiaro. Viene coltivato nei comuni di Amalfi, Conca dei Marini, Maiori, Cetara, Minori, Positano, Praiano, Furore, Ravello, Scala, Tramonti e Vietri sul Mare.

La concentrazione della produzione in un’area sostanzialmente limitata, costituisce anche un elemento paesaggistico caratterizzante. Le piante, che producono circa 10 mila tonnellate di limoni l’anno, contribuiscono a formare scenografici limoneti, il cui profumo soprattutto in primavera, inebria l’intera zona.

Usato come condimento per insalate e pesce alla griglia o lesso, è utilizzato anche per la produzione del famoso limoncello, attraverso macerazione in alcol e successivo imbottigliamento.

Ingrediente fondamentale per granite e gelati, è ottimo anche per rinfrescanti limonate e creme al limone per guarnire i dolci della tradizione pasticciera salernitana.

Sublime l’abbinamento per gli spaghetti all’amalfitana, dove il succo dello Sfusato viene emulsionato con olio extravergine di oliva e sale e successivamente unito agli spaghetti ancora bollenti.

Decine le varianti culinarie nelle quali è possibile apprezzarne il gusto e soprattutto il profumo.

Il prezzo è variabile, anche se di poco, secondo il periodo, considerando che vengono effettuati più raccolti nel corso dell’anno, anche se la produzione più cospicua si registra tra aprile e luglio, considerando che anche la domanda aumenta proprio nel periodo a cavallo tra la primavera e l’estate.

Per un chilo di Limoni Costa D’Amalfi il prezzo medio si aggira intorno ai 2,5 euro.

Il Carciofo di Paestum

Il Carciofo di Paestum, chiamato anche Tondo di Paestum, in virtù della sua caratteristica forma,  è un prodotto a Indicazione Geografica Protetta coltivato esclusivamente nei comuni campani di Agropoli, Albanella, Altavilla Silentina, Battipaglia, Bellizzi, Campagna, Capaccio, Cicerale, Eboli, Giungano, Montecorvino Pugliano, Ogliastro Cilento, Pontecagnano Faiano, Serre ricadenti della provincia di Salerno.

E’ una pregiata produzione della Valle del Sele già nota per la produzione della Mozzarella di Bufala Campana.

Ha un grandezza maggiore rispetto ad altre coltivazioni dello stesso tipo e la sua coltura intensiva ha origine all’inizio del secolo scorso, sebbene già dall’antichità, nella valle del Sele il carciofo fosse particolarmente apprezzato e dunque coltivato.

L’uso nella cucina campana è frequente, ma viene utilizzato anche in prodotti trasformati, come sott’olio.

Tra le ricette più succulente che è possibile gustare nella Valle del Sele a base di carciofo, le farfalle alla genovese con carciofo dove il tondo di Paestum si sposa con la cipolla in un denso sughetto.

L’uso più classico, però, è alla brace, farcito di prezzemolo, formaggio, pepe e pezzettini dello stesso gambo.

Essendo un ortaggio tenace e dal gusto forte, si abbina alla perfezione con i vini più “maestosi” della Campania, in particolare l’aglianico dell’Irpinia e del Beneventano.

Numerose anche le sagre nel periodo estivo che si alternano nei comuni dell’area di produzione dove il Carciofo di Paestum la fa da padrone.

Il costo si aggira intorno ad un euro l’uno, ma nel periodo pasquale può anche raddoppiare considerato che rappresenta uno dei piatti tipici della tradizione campana.

Pasta di Gragnano IGP.

Il costo di questo sublime connubio tra prodotto della terra e maestria antica non deve spaventare, così come la pazienza che occorre per terminare la cottura.

Stiamo parlando della Pasta di Gragnano, marchio ormai noto in tutto il mondo e famoso quasi quanto la pizza napoletana.

Sgomberiamo subito il campo, gli oltre due euro necessari per portarsi a casa mezzo chilo di Pasta di Gragnano sono uno degli investimenti più gustosi che si possono fare. La fragranza e la trafila che è possibile gustare faranno ben presto dimenticare il piccolo sacrificio economico.

Fregiata della Indicazione geografica protetta, questa pasta campana prende il nome dalla zona di produzione, Gragnano appunto, comune del napoletano, conosciuto come Città della pasta.

Le caratteristiche peculiari della Pasta di Gragnano sono date dalla particolare esposizione del territorio che gode di una umidità costante e dall’acqua utilizzata per l’impasto che in antichità alimentava numerosi mulini della zona.

Il clima caldo e ventilato fa il resto unitamente alla maestria di pastai di Gragnano. Ne viene fuori una pasta tenace, dalla trafila consistente e dal sapore vivo, in abbinamento con i sughi della cucina napoletana e dell’entroterra campano.

Innumerevoli le ricette, dai Paccheri di Gragnano al pomodorino fresco o al pomodorino del Piennolo del Vesuvio, con aggiunta variabile di scaglie di formaggio carmasciano o caciocavallo podolico e silano.

Gli spaghetti di Gragnano possono essere abbinati al sugo con carciofo di Paestum e altri formati possono essere amalgamati con la mozzarella campana.

Tipicità di questo prodotto la tenacia e la farinosità che è possibile apprezzare dopo la cottura e la capacità di trattenere il condimento grazie alla robusta porosità.

Se servita troppo cotta al ristorante non esitate a chiedere la sostituzione della portata ma non mostrate insofferenza nel caso in cui dovesse risultare particolarmente al dente.

A seconda dei condimenti la pasta di Gragnano può essere abbinata al vino. Per rimanere in area geografica si può accompagnare ad un Gragnano o ad un Lettere, ma per sughi più elaborati si consigliano i vini dell’entroterra, come l’Aglianico, il Taburno o il Falerno del Massico.

E’ acquistabile in quasi tutti i punti vendita di alimentari della Campania nei formati più classici, paccheri, spaghetti, conchiglioni o nella zona di produzione per chi vuole qualche formato più innovativo.

Il costo non sarà mai inferiore ai 4 euro al chilo.

Melannurca Campana IGP

E’ una delle varietà di mele più pregiate d’Italia. La Melannurca Campana , definita anche “mela annurca”, è anche una delle più apprezzate e viene prodotta in una vasta area della regione che abbraccia numerose zone di quasi tutte le province della regione.

E’ nota sin dall’antichità per le sue qualità medicamentose ed è un alimento che viene considerato benefico soprattutto per i bambini e per gli anziani.

Presenta una polpa fragrante e compatta, di colore chiaro con sfumature verdognole. La buccia è liscia ed il calibro modesto.

In Campania la melannurca, prodotto IGP,  continua la fase di arrossamento in appositi locali chiamati mielai che ne donano una particolare brillantezza facendo sì che si differenzi dalla melannurca generica.

E’ preferibile consumarla come frutta a fine pasto anche per le qualità digestive, ma può diventare un’ottima merenda o alimento da colazione.

Negli ultimi anni è più frequente l’uso per la produzione di distillati, e in alcuni casi di marmellate.

Non mancano sui mercati campani locali, succhi di melannurca ma l’uso privilegiato che se ne fa è per la guarnizione di crostate e dolci.

Pur rappresentando il 5% di tutta la produzione nazionale, la melannurca campana viene consumata per i due terzi della produzione nei confini regionali.

Il Torroncino croccantino di San Marco dei Cavoti.

Il Torrincino croccante di San Marco dei Cavoti è una specificità del Torrone di Benevento.

Prodotto nel comune del Sannio da cui prende il nome è particolarmente apprezzato per la sua fragranza e si differenzia per la golosissima glassa al cioccolato fondente che lo ricopre.

E’ un tipico dolce natalizio, ma la sua notorietà ha valicato i confini regionali e viene ormai consumato come snack gustoso in tutti i periodi dell’anno.

Per i puristi del torrone si consigli l’abbinamento a passiti campani o magari a rum invecchiati grazie alla copertura di cioccolato fondente.

La lavorazione di questo croccantino è laboriosa ed affidata ad esperte mani.

Sono numerose le aziende di San Marco specializzate nella produzione del torroncino e tutte seguono un rigido disciplinare.

A conferma della vocazione natalizia di questo torroncino, da oltre un decennio a San Marco dei Cavoti, all’inizio del mese di dicembre si tiene una festa dedicata a questo dolcetto prelibato

La Nocciola di Giffoni IGP.

Una piccola sfera perfettamente tondeggiante, dal sapore inconfondibile e dalla fragranza inimitabile.

E’ la nocciola di Giffoni Igp, detta anche tonda per il suo calibro preciso.

Come tutti i frutti del bosco campano, la tonda di Giffoni si fa apprezzare principalmente nei prodotti semilavorati, come il torrone e come ingrediente insostituibile di torte, gelati, semifreddi e creme.

Famoso e gustoso anche il liquore che si ricava con un mix di alcol e crema di nocciole, proposto spesso nei ristornati campani come delizioso post pranzo.

Per chi vuole apprezzarne a pieno il gusto si consiglia di gustarla sgusciata e senza alcun processo di lavorazione.

E’ particolarmente sorprendente come questa pepita del bosco che si estende intorno Giffoni, a cavallo tra l’Irpinia e il salernitano, abbia una forma perfetta ed omogenea.

Apprezzata anche dopo il processo di tostatura ha la caratteristica di essere un frutto che tra i primi giunge a maturazione.